Gillette to the Moon and beyond
La notte della Luna : storia della mia rasatura tradizionale
Ciao a tutti gli amici di DE Razors & Beyond. Questo è il mio primo articolo per il blog del gruppo e ho deciso di scriverlo per rispondere all’ inaspettato e gradito invito dei moderatori e anche per condividere con voi non solo una passione tecnica, ma un pezzo della mia vita. Ognuno di noi ha un oggetto che ha segnato l’inizio di tutto: questo è il racconto del mio.
Un appuntamento con la storia a Montanino
Era la torrida estate del 1969, precisamente la domenica del 20 luglio. Ci trovavamo in montagna nel Casentino, a Montanino, una località vicina a Camaldoli. Io ero un bambino nato nel 1964, ero piccolo, ma l’eccitazione di quel pomeriggio è impressa nella mia mente come un’istantanea indelebile. Si aspettava con trepidazione il primo sbarco dell’uomo sulla Luna. Il mio amato fratello Danilo ed io, affascinati dall’evento, chiedemmo a nostro padre Eteocle il permesso speciale di poter restare svegli anche noi quella notte per assistere alla diretta televisiva. Papà ci guardò, sorrise e ci disse: “Beh, però prima ci dobbiamo fare belli, perché stiamo assistendo ad un fatto molto importante”.
Il rito, gli elfi e il profumo di papà
Andammo con lui in bagno. Lo guardai preparare e montare il sapone con il pennello, muovendosi con gesti calmi, precisi e solenni.
Il protagonista assoluto di quel rito era un rasoio speciale, un oggetto che emanava un fascino magnetico: un Gillette Slim Adjustable fabbricato nel secondo trimestre del 1964. Questo rasoio aveva una storia d’amore e di attesa alle spalle.
Mio padre se lo era fatto portare direttamente dall’America da un suo amico pilota di aerei: desiderava a tutti i costi un rasoio che fosse stato prodotto esattamente nello stesso periodo della mia nascita, nell’aprile del 1964. Quel rasoio, per lui, era dedicato a me.
Era uno strumento ad apertura a farfalla, tecnicamente chiamato Twist to Open.
A noi bambini, per alimentare la “magia”, papà raccontava sempre una bugia meravigliosa: diceva che quel meccanismo perfetto lo avevano costruito gli elfi di Babbo Natale.
Dopo essersi rasato, mise il sapone anche sul viso mio e di mio fratello. Poi, simulò la rasatura passandoci sul volto quel magico strumento di metallo, ovviamente privato della lametta interna. Infine, ci mise un po’ di quel dopobarba che a lui piaceva tanto: That Man di Revlon, una fragranza aromatica fougére, molto secca e maschile, venduta in flaconi squadrati di vetro pesante. Ricordo ancora la bellezza e la freschezza di quella profumazione. Quando uscimmo dal bagno e andammo da mamma, lei ci abbracciò stretti ed esclamò: “Come siete profumati!”.
La notte magica della RAI e una promessa
Davanti al televisore in bianco e nero, l’attesa divenne finalmente realtà storica. Nonostante fossi piccolo, ho un ricordo visivo chiarissimo della geometria dello schermo di quella notte.
A sinistra, c’era il giornalista Andrea Barbato insieme al professor Enrico Medi, uomo straordinario e grande scienziato; a destra, lo storico volto di Tito Stagno.
Ricordo perfettamente che, all’inizio del collegamento, intervistati dall’inviato Lello Bersani, apparvero due giganti del cinema italiano: l’attrice Monica Vitti e il regista Michelangelo Antonioni.
Prima che l’allunaggio entrasse nel vivo di quella notte magica, papà mi guardò, mi accarezzò il viso ancora fresco di colonia e mi sussurrò una promessa: “Vedrai che Babbo Natale, prima o poi, lo farà pure per te quel rasoio”.
Il testimone passa di mano: 24 aprile 1980
Il tempo volò via veloce fino al giorno del mio sedicesimo compleanno, il 24 aprile 1980. Quel giorno, papà si presentò da me stringendo tra le mani un piccolo e prezioso cuscinetto di velluto blu, che mia madre aveva cucito a mano appositamente per l’occasione. Sopra quel velluto era adagiato il Gillette Slim Adjustable del 1964, lo stesso rasoio della notte della Luna: “Visto? Babbo Natale l’ha fatto anche per te”, mi disse mio padre con gli occhi lucidi. Insieme a lui c’era il mio tenero nonno Alfredo , che mi tese un pacchetto contenente il mio primo pennello da barba, un classico Omega 48 in setola, pronunciando le parole di rito che segnavano il passaggio all’età adulta: “Adesso sei un uomo e devi cominciare a farti la barba sul serio, per bene”.
Quel rasoio è passato nelle mie mani : è stato il mio primo vero strumento di rasatura e, a distanza di tutti questi anni, continua a radermi con poetica efficienza. Quel pennello funziona ancora!
Il Gillette Slim Adjustable : meccanica e poesia
Per comprendere appieno il Gillette Slim Adjustable, non basta guardarlo: bisogna ascoltarlo e capirne la struttura.
Introdotto sul mercato nel 1961 come “evoluzione strutturale” del più pesante e cicciottello Fatboy (strumento che mi piace tantissimo sia nella versione base che in quella dorata, l’ Executive), questo rasoio rappresenta una delle vette ingegneristiche della rasatura di sicurezza del ventesimo secolo.
L’esemplare del 1964 (identificato dal codice J impresso sulla parte inferiore della testina) incarna la maturità di un progetto industriale perfetto, interamente realizzato in ottone lavorato dal pieno e successivamente sottoposto a un processo di nichelatura protettiva. Questa scelta di materiali garantisce un’immunità totale alla ruggine e all’usura, donandogli una durata potenzialmente eterna.
Con i suoi 71 grammi di peso distribuiti su una lunghezza totale di 9 centimetri, lo Slim è uno strumento incredibilmente equilibrato. Il baricentro è leggermente spostato verso l’alto, permettendo alla forza di gravità di fare tutto il lavoro durante la passata sul viso, senza che l’utilizzatore debba esercitare alcuna pressione dannosa sulla pelle. Il manico, più lungo e slanciato rispetto al modello precedente, presenta una godronatura (zigrinatura) a diamante incrociata molto profonda ed ergonomica, che offre una presa salda, sicura e antiscivolo anche con le mani completamente bagnate o insaponate.
Il vero cuore ingegneristico dello Slim Adjustable risiede in due soluzioni meccaniche simbiotiche, che all’epoca potevano davvero sembrare opera degli elfi:
- Il Sistema TTO (Twist-To-Open) o “A farfalla”: ruotando la manopola posta alla base del manico, i due sportelli superiori della testina si aprono fluidamente come ali. Questo sistema permette di inserire o rimuovere la lametta in totale sicurezza. Una particolarità tecnica fondamentale di questo meccanismo è la chiusura: prevede uno scatto finale (il cosiddetto “quarter-turn” o quarto di giro di serraggio) che blocca la lametta in modo totalmente rigido, azzerando le vibrazioni della lama durante il taglio del pelo.
- La Ghiera di Regolazione (Dial): posizionata subito sotto la testina, la ghiera numerata da 1 a 9 modifica l’altezza della piastra interna. Questo sposta meccanicamente la geometria del rasoio, variando contemporaneamente il blade gap (la distanza tra la lama e la barra di sicurezza) e l’esposizione della lametta stessa.
- Posizioni 1-3 (Dolce): ideali per pelli estremamente sensibili, rasature quotidiane o per la delicata passata di contropelo. Il gap è minimo, riducendo al minimo il rischio di tagli o irritazioni.
- Posizioni 4-6 (Media): il punto di equilibrio perfetto. Configurazione ideale per barbe di 2 o 3 giorni, offre un taglio profondo ma sempre confortevole e sicuro.
- Posizioni 7-9 (Aggressive): la lama si espone sensibilmente e la geometria si fa severa. È la configurazione adatta a barbe folte, dure e difficili, destinata a chi ha già una mano esperta e una tecnica rigorosa.
Però, la sua vera grandezza per me non risiede solo nel metallo cromato o nello scatto millimetrico dei suoi ingranaggi interni.
Questo rasoio racchiude una poesia tangibile: la sua testina a farfalla non stringe solo una lametta, ma custodisce il legame indissolubile tra tre generazioni della mia famiglia.
Ogni volta che stringo quel manico d’ottone, sento il calore della mano di mio padre e la spinta fiera e saggia di mio nonno.
Tra Cinema e Letteratura: Il Mito Culturale
Il fascino del Gillette Slim Adjustable attraversa anche la cultura di massa e l’arte.
Al cinema, vanta una delle apparizioni più celebri e iconiche della storia dei film d’azione. Nel leggendario film 007 – Missione Goldfinger (1964), Sean Connery, nei panni di James Bond, utilizza esattamente questo identico rasoio. Nella scena ambientata nel bagno del jet privato del “cattivo” Auric Goldfinger, Bond svita la base del manico del suo Gillette Slim per attivare un micro-trasmettitore di localizzazione segreto installato dalla sezione Q dell’MI6, nascondendolo poi nel tacco della scarpa. Questo legame cinematografico eleva lo Slim a simbolo di ingegnosità, eleganza e insospettabile precisione.
In letteratura, l’abbinamento ideale per questo strumento è con la figura e la poetica di Ernest Hemingway. In molti suoi racconti (come “Grande fiume dai due cuori”), Hemingway descrive la sacralità dei gesti minimi dell’uomo che si prepara ad affrontare la natura o la propria giornata: montare una tenda, preparare un’esca da pesca, radersi la faccia.
C’è una ritualità esistenziale in Hemingway che si sposa perfettamente con il montaggio del sapone e la scelta millimetrica della regolazione della ghiera.
Come Santiago, protagonista del romanzo Il vecchio e il mare, rispetta la precisione della lenza e la forza del pesce senza mai forzare la mano, ma assecondando gli elementi, così il cultore della rasatura tradizionale asseconda il peso dell’ottone dello Slim sulla pelle senza premere, celebrando un corpo a corpo rituale, dignitoso e lento.
Un altro splendido parallelismo letterario ci porta a Italo Calvino e al suo romanzo Palomar. Il protagonista osserva il mondo microscopico, i riflessi e i gesti quotidiani cercando un ordine geometrico e filosofico nelle cose: regolare il rasoio da 1 a 9 per decifrare le linee del proprio volto allo specchio è un’azione squisitamente calviniana, un modo per dare un ordine misurabile al caos del mondo.
La Colonna Sonora del Rito
Per accompagnare il movimento fluido dell’acciaio sul viso e l’evocazione dei ricordi, la rasatura con lo Slim anni ’60 del ‘900 si sposa con tre diversi registri musicali, capaci di richiamare la precisione tecnica e la nostalgia di quella notte del 1969:
- Il Jazz Classico e Notturno: Il brano Blue in green del Bill Evans Trio (contenuto nel monumentale album Kind of Blue di Miles Davis). Questo pezzo rappresenta l’essenza stessa della rasatura tradizionale. È un jazz intimo, geometrico ma caldissimo. Le note di pianoforte di Evans cadono lente e calibrate, esattamente come il ritmo delle passate dello Slim sul viso, mentre la spazzola della batteria sul rullante ricorda il fruscio del pennello Omega 48 che monta il sapone sulla pelle.
- La Musica Spaziale e Sospesa: Il brano An Ending (Ascent) di Brian Eno. Una composizione d’atmosfera celestiale, eterea e fluttuante, concepita proprio pensando ai viaggi nello spazio e alla Luna. Usare il rasoio con questo sottofondo dilata lo spazio della stanza da bagno, trasformando i minuti della rasatura in un viaggio emotivo isolato dal caos esterno.
- Il Lirismo Italiano: L’ Intermezzo della Manon Lescaut di Giacomo Puccini. Questo pezzo orchestrale cresce lentamente in intensità, con una carica passionale legata alle nostre radici e può accompagnare la rasatura nei passaggi più riflessivi, offrendo la tenerezza e la solennità di un passaggio di testimone tra nonno, padre e figlio.
La rasatura tradizionale come arte, cura e pedagogia
Da quella primavera del 1980, la rasatura tradizionale non mi ha mai abbandonato: mi accompagna ogni giorno ed è diventata una parte fondamentale della mia vita per molti motivi. Per me non è una banale routine igienica veloce, ma un’ arte vera e propria e un profondo fatto culturale.
È una ritualità terapeutica: in un mondo moderno che corre troppo velocemente e in modo superficiale, quei minuti dedicati alle fragranze dei saponi e al taglio consapevole sono una vera cura interiore.
Oggi, sento gioia di trasmettere questo mondo di storia, profumi ed emozioni ai giovani. Insegnare la rasatura tradizionale ai ragazzi, soprattutto a quelli che magari attraversano momenti di difficoltà, fragilità o disagio, ha un immenso valore pedagogico. Significa insegnare loro la pazienza, il rispetto per se stessi, la cura dei propri dettagli e la riscoperta della lentezza. Radersi bene significa imparare a guardarsi allo specchio con dignità, attenzione e affetto, proprio come facevamo noi bambini, profumati di colonia e pieni di meraviglia, nella notte più magica del 1969.
Questa è la mia storia e questo è il legame che mi unisce al mio Gillette Slim Adjustable del 1964. Ogni volta che lo impugno, sento che quel rito non appartiene solo a me, ma a chi mi ha preceduto e a chi verrà dopo.
Mi piacerebbe moltissimo sapere cosa ne pensate e, soprattutto, qual è l’oggetto della vostra collezione a cui siete più legati affettivamente. Qual è il rasoio che per voi racconta una storia?
Un caloroso saluto a tutta la community di The Razors & Beyond e buone sbarbate a tutti!
La Notte e l’Acciaio
Un’ombra di faggi a Montanino,
l’estate sospesa sul quadrante.
Dall’alto la luna di gesso
guardava il mondo trattenere il fiato.
L’ottone aprì le ali,
ingranaggio di elfi e di promesse;
sul viso il candore del sapone
divenne il rito che ferma il tempo.
Un soffio di colonia nella notte,
il domani cucito sul velluto blu.
Ora l’acciaio scorre, specchio fermo:
radersi è ritrovare la tua mano,
stare sereni e consapevoli davanti alla vita.

